La nostra villa

Scopri la bellezza della nostra storia

Benvenuti nella nostra villa storica, un luogo dove il tempo si ferma e ogni evento diventa indimenticabile. Immersa nella bellezza della natura, la nostra dimora offre spazi eleganti per creare ricordi speciali. Immergetevi nella nostra storia e negli eventi che abbiamo ospitato nel tempo.

Un viaggio attraverso il tempo, tra storia e arte.

II Castello delle Fascina è situato ad Adelfia nel rione Canneto sulla strada provinciale che collega Adelfia a Loseto e Bari su una lieve altura a 130 metri s.l.m. Il complesso edilizio è conosciuto con diverse denominazioni; la cartografia catastale lo riporta come «Castello delle Fascina», mentre, il decreto di vincolo del 1981 del Ministero dei Beni culturali e Ambientali, lo chiama «Villa Don Cataldo». Era conosciuto anche come «Masseria della pastorella>>, da un affresco posto sulla facciata principale su di un riquadro (di circa 8 metri per 5), raffigurante un ruscelletto con pecore e una fanciulla al pascolo.

1719
L'acquisto del feudo di Canneto per 75.066 ducati

Carlo Tommaso De Nicolai acquista il feudo di Canneto, dando inizio alla storia nobiliare.

1750
Don Cataldo Nicolai dimora nella Villa

Il dotto gesuita scrive le pergamene sull'origine di Loseto, Canneto e Montrone.

1828 ca.
Il Marchese Domenico Nicolai eletto Deputato

La nomina gli fu consegnata da una larga deputazione di nobili quando dimorava nel Castello Don Cataldo

1943
L’occupazione durante la Seconda Guerra Mondiale

Il Castello viene concesso dai Fascina agli Alleati e diventa un comando militare.

"La bellezza è un'arte del passato"

Un viaggio attraverso il tempo, tra storia e arte.

Per visitare il Castello si attraversa un bellissimo portale di accesso orientato a est, con un arco a tutto sesto con volute laterali e decorazioni scultoree sulle lesene dei piedritti, edificato probabilmente dal terzo marchese di Canneto Francesco Paolo Nicolai e riedificato nel 1969 a seguito dell’ampliamento della strada provinciale. Passeggiando sul viale centrale si ammirano dei moderni vigneti di pregiata uva da tavola e si arriva, dopo circa 200 metri, all’ingresso della corte di 1600 mq interamente recintata e lastricata (parte della corte è occupata nel sottosuolo da una cisterna di raccolta delle acque meteoriche).

All’interno si trovano due corpi di fabbrica indipendenti tra loro in pietra bugnata: il primo, a destra di chi entra, è a un solo piano ( 140 mq circa) ed è composto da due stalle e da una sacrestia, comunicanti e interamente pavimentate, a ridosso di una chiesetta e di un piccolo agrumeto (210 mq circa); il secondo è un complesso fortificato (390 mq circa) che si sviluppa su tre livelli ed è composto da varie costruzioni aggregate in varie epoche. Il nucleo originario, ubicato sulla parte posteriore, era un piccolo edificio a uso agricolo su due livelli costruito nel XVII secolo e realizzato con conci sbozzati uniti con malta. Al piano terra la volta è a botte; una scala a due rampe rettilinee conduce al primo piano coperto in parte da una volta a botte, e in parte da un solaio ligneo con un camino e un caratteristico lavandino in pietra, il tutto coronato da una copertura piana non praticabile orlata da coppi in laterizio.

Probabilmente, quando Carlo Tommaso De Nicolai (Altamura, 1665-1730) acquistò il feudo di Canneto dal signore del luogo, Gian Giuseppe Gironda nel 1719, per 75.066 ducati, esisteva già il piccolo edificio destinato alla conduzione dei terreni circostanti, utilizzato in particolare durante i periodi di raccolta. Carlo Tommaso De Nicolai nel 1724, per i servigi prestati e per gli alti meriti ottenuti, conseguì, dall’imperatore Carlo VI degli Asburgo, il titolo di primo marchese di Canneto. Sempre lui provvide ad addossare alla piccola fabbrica che costituiva il nucleo originario, altri quattro locali al piano terra a uso agricolo, di forma rettangolare lunghi circa dieci metri, con volte a botte, pavimentati con basole di pietra e orientati verso un secondo accesso della corte a nord. Il suddetto ingresso era probabilmente utilizzato per accedere ad altre costruzioni a destinazione agricola esistenti al di fuori della corte.

Va rilevato che nella stalla centrale è presente un ipogeo. In seguito Domenico Nicolai (Altamura 1692 – Canneto 1758), secondo marchese di Canneto, fece dimorare in questa fabbrica suo fratello don Cataldo Nicolai (Altamura 1693 – Canneto 1758) che, pur essendo gesuita ma di salute cagionevole, ebbe il permesso di dimorare in questa masseria ricercata per la salubrità dell’aria. Qui il dotto gesuita visse fino alla morte. A lui si devono le pergamene esistenti a Canneto, a Montrone e a Loseto circa l’origine di questi paesi; egli inoltre espresse la volontà di ampliare il fabbricato. 

A sua memoria furono probabilmente il terzo marchese di Canneto, Francesco Paolo Nicolai (Canneto 1731/1775), e il quarto Giovanni Battista (Canneto 1733-1814), a incaricare l’architetto Vincenzo Ruffo di arricchire la fabbrica e di renderla più idonea alla residenza, con la costruzione del piano nobile, della scalinata a tenaglia, delle logge coperte a due campate laterali e dei quattro torrioni semicilindrici. Caratteristica la scala elicoidale che consente di arrivare al secondo piano e al terrazzo praticabile (360 mq) ricoperto quasi interamente di basole in pietra calcarea. Dalla scala esterna a doppia rampa, si accede a un loggiato semicircolare che immette nella sala d’ingresso (30 mq) a forma rettangolare con volta a schifo dove si scorge un grande blasone della famiglia Nicolai; in appresso si può ammirare un ricco salone ottagonale (75 mq) interamente affrescato con la tecnica della tempera su intonaco e raffigurante scene cavalleresche tratte dall’Orlando Furioso che risalgono al primo Ottocento, quando operava il manierista molfettese Saverio Calò a cui si devono anche i riquadri della chiesa di San Nicola di Montrone.

Dal salone, chiuso anticamente da porte lignee settecentesche finemente dipinte, si accede ad altri sei vani intercomunicanti (elegante la sontuosa alcova con un portale in gesso) e ad altri quattro piccoli ambienti ricavati nei torrioni coperti da volte a padiglione. Sono caratteristiche le quattro logge angolari coperte con colonne circolari e bifore. La pavimentazione prevalente è in getto di tipo cocciopesto. Successivamente vi dimorò il quinto marchese cli Canneto Domenico Nicolai (1778-1842) figlio di Giovanni Battista, patriota, deputato, membro della congrega centrale della Giovine Italia, scrittore e filosofo.
Fu intimo amico di Giuseppe Mazzini, visse a Marsiglia dove tenne una scuola di filosofia e diritto e vi morì esule. La sorella Donna Costanza, erede universale dei beni di Domenico, fu costretta ad alienare il predio per mandato esecutivo del tribunale della provincia del 27/7/1842: il «Casino con diversi membri» passò, quindi, a Donna Rosalia Ventimiglia Mancada, contessa di Modica, vedova di don Carlo Michele Stuart duca di Berwiche di Alba, e ai di lei figli conti Giacomo ed Enrico Stuart, domiciliati a Madrid. Nel 1850 il Castello passò alla contessa Marianna Quarto di Belgioioso e al conte Emanuele Agostino de Grasset che nel 1859 lo cedette insieme ai suoi beni al figlio conte Emanuele il quale, a sua volta, nel 1881 lo vendette a Paolo Fascina di Loseto. Paolo Fascina rimase senza padre ad appena vent’anni e, con l’aiuto dei parenti della madre Donna Donata dei Principi Orsini, iniziò a gestire la grande proprietà ereditata. Si laureò in Legge, costruì un grande frantoio oleario e ricoprì più volte la carica di consigliere e assessore comunale a Loseto. Nel 1881 acquistò «Un oliveto-mandorleto con lamia e pozzo di ettari 23 circa cioè aratra 75 in contrada Ospedale in agro di Canneto ed il fondo nella contrada Casino meglio Casino Don Cataldo di ettari 15 cioè aratra 49 per lire 105.000». Paolo Fascina, in seguito, donò il «Casino» al fratello Massimiliano che, a sua volta, lo trasferì all’altro fratello Domenico.

Domenico Fascina, laureato in legge, ebbe dieci figli e donò il Castello al figlio Massimiliano in occasione delle sue nozze con la signorina Serafina Turi. Il Castello delle Fascina in quell’epoca era una struttura usata sia per la villeggiatura che per dare ricovero agli operai. Le stalle e la cantina erano piene di ogni bene e i saloni ricchi di mobilio di pregio. Questa situazione perdurò fino alla seconda guerra mondiale: il Castello fu requisito dalle forze alleate che ne fecero un comando militare. Vi furono razzie e demolizioni, il fabbricato da allora non ha avuto più pace e i vandali dei giorni nostri hanno fatto il resto.

Il Castello delle Fascina nel 1959 diventa di proprietà dei figli di Massimiliano: Domenico, Filomena e Irene. Attualmente i proprietari sono i loro eredi.